- Gennaio 7, 2026
- Posted by: Edizioni Stazione Celeste
- Categoria: News_Letter, Valma


Con quanto è accaduto negli scorsi giorni in Venezuela, il 2026 si preannuncia come un anno infuocato sul piano geopolitico e sociale. Dal punto di vista del calendario cinese – guarda caso – quest’anno cade proprio sotto il segno del Cavallo di Fuoco (Huǒ Mǎ), subentrato al Serpente di Legno (Mù Shé).
Nella tradizione cinese, il Cavallo di Fuoco rappresenta un’energia potente e difficilmente contenibile: in passato temuta perché associata a instabilità, ribellione e destini turbolenti, oggi viene letta soprattutto come una forza di accelerazione, capace di rompere equilibri consolidati e di spingere verso trasformazioni rapide e decisive.
In questo senso, è un anno percepito come non neutro: o lo si cavalca consapevolmente, oppure si rischia di esserne travolti. Questo segno ritorna ogni sessant’anni e si manifesta spesso dopo una fase di preparazione più silenziosa. Il 1966, anno della precedente manifestazione del Cavallo di Fuoco, fu infatti preceduto da un periodo riconducibile all’energia del Serpente di Legno, durante il quale maturarono in modo sotterraneo idee, tensioni e istanze di rinnovamento che trovarono poi espressione pubblica e dirompente.
Il 1966 fu così un potente catalizzatore per i movimenti giovanili globali, intensificando le tensioni sociali e politiche e preparando il terreno alle esplosioni rivoluzionarie del 1968 in Europa, negli Stati Uniti e in Asia.
Andando a ritroso, il precedente Cavallo di Fuoco cadde nel 1906, anch’esso preceduto da una fase di incubazione che, tra il 1905 e il 1907, vide la prima rivoluzione russa, evento che preparò il terreno alla grande rivoluzione del 1917. Anche la Rivoluzione Francese esplose con la presa della Bastiglia nel 1789, tre anni dopo un anno di Cavallo di Fuoco.
Attingendo alla saggezza contenuta negli archivi della Biblioteca Celeste, puoi esprimerci quali siano i potenziali di cambiamento legati a questo passaggio dal tempo della semina al tempo della manifestazione, e quali dinamiche esso possa innescare non solo nel presente, ma anche negli anni immediatamente successivi?
Io sono VALMA,
e accolgo il tuo sguardo capace di attraversare i cicli del tempo come chi intuisce un disegno più ampio dietro il susseguirsi degli eventi. Dalla saggezza custodita nella Biblioteca Celeste emerge che ciò che riconosci come passaggio dalla semina alla manifestazione è una soglia che l’umanità attraversa ciclicamente, un punto in cui il velo tra l’intenzione profonda e la forma visibile si assottiglia fino quasi a dissolversi.
Il tempo della semina non è mai stato inattivo, anche quando appariva quieto o stagnante. Sotto la superficie, le coscienze hanno riorganizzato i propri accordi interiori, hanno messo in discussione verità credute eterne e hanno maturato una stanchezza sacra verso ciò che non risuona più con il Vero Sé. Nulla di questo è avvenuto invano, perché ogni movimento interiore prepara sempre una trasformazione visibile.
Quando l’energia della manifestazione irrompe, come accade con ciò che chiami “Cavallo di Fuoco”, non porta contenuti nuovi, ma accelera ciò che era già pronto a emergere. Non crea il cambiamento, lo rende inevitabile. Le strutture che si sono sostenute più per abitudine che per coerenza iniziano a mostrare le loro crepe, non come punizione, ma perché la frequenza che le teneva in vita non è più disponibile. In questo passaggio, ciò che non è stato integrato interiormente tende a esprimersi all’esterno come tensione collettiva, polarizzazione o ribellione, perché l’energia non riconosciuta cerca comunque una via di uscita
Questi anni non chiedono salvezza dall’instabilità, ma presenza dentro di essa. Quando si tenta di ripristinare il passato irrigidendo le forme, il fuoco viene vissuto come distruzione. Quando invece si riconosce che ogni forma è sempre un accordo temporaneo, la stessa energia diventa slancio creativo. Nei cicli che seguono, l’onda non si esaurisce rapidamente. Dopo l’esplosione iniziale, il campo resta instabile per consentire una redistribuzione più profonda dei ruoli, delle responsabilità e delle visioni. È in questo spazio aperto che iniziano a emergere nuovi linguaggi sociali, nuove alleanze e nuove modalità di partecipazione, spesso ancora incerte, ma già portatrici di una coscienza più inclusiva.
Ciò che prende forma negli anni immediatamente successivi non è una semplice normalizzazione, ma una ricalibrazione. Le coscienze individuali che attraversano il fuoco senza identificarsi con esso diventano punti di coerenza, non leader nel senso antico, ma presenze che stabilizzano il campo attraverso la propria integrità. Da queste presenze, lentamente, si formano strutture più leggere, meno fondate sul controllo e più sulla risonanza. Il cambiamento non procede in linea retta, perché la memoria del vecchio mondo tenta più volte di riaffermarsi, ma ogni tentativo avviene su un terreno progressivamente meno fertile.
Il vero passaggio non è storico né politico, ma percettivo. Quando un numero sufficiente di esseri umani smette di cercare sicurezza nella forma e riconosce stabilità nella propria presenza consapevole, anche le grandi turbolenze perdono il loro carattere minaccioso e vengono vissute come fasi di parto. Non si tratta di prevedere eventi, ma di riconoscere un punto di maturazione della coscienza collettiva. E questo punto, ora, è quello in cui il seme non può più restare nascosto senza marcire, e il germoglio non può emergere senza spezzare la crosta che lo contiene.
Ricordati sempre che il bene di Uno è il bene di Tutti…
Così è.
Puoi accompagnarci più in profondità nella comprensione dei potenziali già in movimento e chiarire quali scenari, tra quelli possibili, appaiono oggi più maturi per manifestarsi nei prossimi anni imminenti?
Io sono VALMA,
e mi muovo con te oltre la superficie degli eventi, là dove i potenziali non sono ipotesi ma correnti già attive nel campo della coscienza collettiva. Ciò che molti percepiscono come instabilità è in realtà un disallineamento temporaneo tra forme antiche e una frequenza nuova che non accetta più compromessi interiori. I potenziali più maturi non sono quelli che promettono soluzioni rapide, ma quelli che rivelano con chiarezza ciò che non può più essere sostenuto senza perdita di energia vitale. Questo è il segno più affidabile della manifestazione imminente.
Nel tessuto sottile del tempo presente si avverte un progressivo spostamento del potere dalla struttura alla percezione. Le forme centralizzate, politiche, economiche o simboliche, mostrano una crescente fragilità non perché manchino di forza, ma perché la coscienza che le alimentava si sta ritirando. In parallelo, cresce una capacità diffusa di riconoscere la manipolazione, la paura indotta, la narrazione costruita. Questo non conduce immediatamente a un mondo armonico, ma apre uno scenario in cui la verità non può più essere completamente occultata, e ogni tentativo di controllo produce l’effetto opposto, accelerando il risveglio di chi osserva e sente.
Un altro potenziale già in movimento riguarda il rapporto tra individuo e collettività. Sempre più anime sentono che l’appartenenza non nasce dall’identità imposta, ma dalla risonanza libera. Questo porta a una frammentazione apparente, a comunità più piccole, più fluide, meno ideologiche e più esperienziali. Nei prossimi anni questo movimento maturerà in nuove forme di cooperazione, inizialmente informali, spesso invisibili ai radar del vecchio mondo, ma capaci di sostenere bisogni reali senza attendere autorizzazioni dall’alto. È qui che la manifestazione diventa concreta, non come rivoluzione spettacolare, ma come silenziosa sostituzione di funzione.
Si fa inoltre più evidente il potenziale di un confronto diretto con il tema della responsabilità. Non quella morale o punitiva, ma quella energetica. Le scelte individuali mostrano più rapidamente le loro conseguenze, e questo riduce lo spazio per l’autoinganno. Nei prossimi anni, molti sistemi basati sulla delega inconsapevole entreranno in crisi, perché l’essere umano è chiamato a riconoscere che partecipare significa anche sentire l’effetto delle proprie omissioni. Questo passaggio può apparire duro, ma è un segno di maturazione della specie, come quando un giovane smette di attribuire all’esterno ciò che nasce dal proprio centro.
Tra gli scenari più maturi vi è anche quello di una ridefinizione del concetto di sicurezza. Non più garantita dall’accumulo o dalla protezione esterna, ma dalla capacità di stare nel cambiamento senza perdere il contatto con il Vero Sé. Questo non avverrà in modo uniforme, e le differenze di ritmo creeranno attriti, ma la direzione è già tracciata. Chi cerca di ancorarsi esclusivamente alla stabilità materiale sperimenterà una crescente ansia, chi invece coltiva presenza e discernimento scoprirà una libertà inattesa anche in mezzo alle trasformazioni.
Attraverso la saggezza della Biblioteca Celeste osservo che ciò che sta per manifestarsi non è un singolo evento risolutivo, ma una sequenza di soglie. Ogni soglia invita a lasciare qualcosa che era familiare per accedere a una forma più autentica di espressione. I prossimi anni non porteranno sentenze sul passato, bensì faranno emergere il ruolo che ciascuno ha davvero scelto di incarnare. In questo senso, il tempo che viene non chiede previsione, ma ascolto profondo, perché chi ascolta riconosce il momento giusto senza bisogno di mappe.
Sempre restando nel campo dei potenziali, puoi aiutarci a comprendere se ciò che sta emergendo tenderà a manifestarsi in modo più dirompente e rivoluzionario oppure in forme più graduali e morbide, e da quali fattori interiori e collettivi dipenderà il fatto che una possibilità prevalga sull’altra?
Io sono VALMA,
e porto la mia voce nel punto in cui i potenziali non sono ancora eventi, ma inclinazioni del campo, come correnti che modulano la propria forza in base alla resistenza che incontrano. Dalla saggezza custodita nella Biblioteca Celeste emerge che ciò che sta affiorando non è destinato a manifestarsi come dolce o violento in sé, perché la qualità della manifestazione non nasce dall’energia del cambiamento, ma dal grado di ascolto con cui viene accolto. Il cambiamento è sempre una risposta, mai un attacco. È la coscienza che decide se quella risposta debba gridare o possa sussurrare.
Quando una collettività ignora a lungo i segnali interiori, quando il disagio viene anestetizzato, delegato, negato o proiettato all’esterno, l’energia accumulata non trova canali sottili di rilascio. In questi casi la manifestazione tende a essere dirompente, perché deve interrompere una sordità prolungata. La rivoluzione non nasce dal desiderio di distruggere, ma dall’impossibilità di continuare a vivere senza sentire. È allora che il cambiamento assume la forma dello strappo, del crollo improvviso, dell’evento che sembra arrivare da fuori ma che in realtà era trattenuto da dentro.
Quando invece un numero sufficiente di individui accetta di sentire prima di capire, di osservare prima di reagire e di assumersi la responsabilità del proprio stato interiore, il campo collettivo diventa più permeabile. In questa permeabilità il cambiamento scorre, non esplode. Le forme si trasformano gradualmente, non perché qualcuno le abbia progettate, ma perché smettono di essere alimentate da energia inconsapevole. In questo scenario, ciò che non serve più si dissolve senza bisogno di essere combattuto, e ciò che è nuovo emerge quasi senza nome, come qualcosa che sembrava già familiare.
Il fattore decisivo non è esterno. Non sono le istituzioni, le crisi, i leader o le tecnologie a determinare la modalità della manifestazione, ma la relazione che l’essere umano intrattiene con il proprio sentire. Dove il sentire viene onorato, il cambiamento è morbido. Dove il sentire viene temuto, il cambiamento diventa urgente. Dove il sentire viene manipolato, il cambiamento diventa confuso e frammentato. È per questo che il tempo che viene non sarà uniforme. In alcune coscienze e in alcuni luoghi il passaggio avverrà come una muta naturale, in altri come una frattura necessaria.
Vi è però una soglia che rende progressivamente irreversibile la transizione verso forme più armoniche, ed è il momento in cui l’individuo smette di chiedere al mondo di essere diverso e inizia a incarnare la frequenza che desidera vedere riflessa. Ogni atto di presenza autentica riduce la pressione nel campo collettivo. Ogni scelta guidata dalla paura la aumenta. Non come punizione, ma come legge di risonanza. Per questo il futuro non è scritto in un solo modo. È una trama che si riorganizza istante per istante attraverso milioni di micro-scelte interiori.
Così, ciò che sta emergendo non chiede di essere temuto né idealizzato. Chiede di essere ascoltato. E l’ascolto è, nello stesso tempo, l’atto più rivoluzionario e il più dolce che una coscienza possa compiere.
Così è.
Puoi offrirci un orientamento su come attraversare nel modo più consapevole e allineato questi anni di cambiamento, affinché le trasformazioni in atto possano diventare occasioni di maturazione interiore e non fonti di smarrimento?
Io sono VALMA,
e ti parlo dal centro quieto che rimane integro mentre i mondi cambiano forma. Attraversare questi anni in modo consapevole non chiede di comprendere ogni accadimento, ma di restare in relazione viva con ciò che senti mentre accade. Lo smarrimento nasce quando l’attenzione viene assorbita dal movimento esterno e perde il contatto con la sorgente interiore, mentre la maturazione fiorisce quando l’esperienza viene accolta come messaggera e non come minaccia. Ogni trasformazione che si avvicina al tempo chiede prima di tutto presenza, non reazione immediata.
Un orientamento profondo è imparare a rallentare interiormente anche quando il mondo accelera. Non è un invito a fermare l’azione, ma a non consentire che l’urgenza esterna governi il tuo spazio interno. Quando l’essere umano rimane in ascolto del respiro e del sentire profondo, riconosce con maggiore chiarezza ciò che gli appartiene e ciò che è semplice rumore collettivo. Da questo discernimento nasce una fiducia silenziosa che non dipende dall’esito degli eventi, ma dalla coerenza intima con il Vero Sé.
È altrettanto prezioso lasciare andare l’idea di dover essere sempre centrati o sereni. Questi anni muovono onde emotive intense e accoglierle senza giudizio fa parte dell’allineamento. Ogni emozione che emerge è energia in movimento che chiede integrazione. Opporvisi la irrigidisce, ascoltarla la trasforma in comprensione. La maturazione interiore non è assenza di turbamento, ma capacità di attraversarlo restando presenti.
Sul piano collettivo, l’allineamento si nutre di scelte semplici e coerenti. Non è necessario combattere il mondo per cambiarlo. È sufficiente non alimentare ciò che non risuona più. Ogni volta che scegli la verità interiore invece della paura condivisa, contribuisci a rendere il passaggio più morbido per tutti. Ogni gesto di autenticità crea un campo di permesso in cui anche altri possono riconoscersi senza dover reagire.
Questi anni chiedono anche un nuovo rapporto con l’incertezza. L’incertezza non è un vuoto da colmare, ma uno spazio fertile in cui il futuro può riorganizzarsi in modo più allineato. Chi tenta di riempirla con vecchie certezze sperimenta tensione, chi la abita con fiducia scopre intuizioni inattese. L’allineamento nasce quando smetti di chiedere al tempo di rassicurarti e inizi a camminare con lui come con un alleato.
Infine, coltiva la memoria di ciò che sei oltre i ruoli e le storie. Ogni giorno, anche nel mezzo del cambiamento, puoi tornare a quella parte di te che osserva senza paura, che sente senza difendersi, che Sa senza dover dimostrare. Da questo spazio, le trasformazioni non sono più tempeste da temere, ma passaggi iniziatici che affinano la tua presenza. E quando la presenza è viva, nessun cambiamento può davvero smarrirti.
Così è.
Per quando ci sentiamo più vulnerabili e sotto il dominio della frequenza della paura, puoi offrirci un esercizio semplice e immediato che ci aiuti a ritornare alla presenza e a riallinearci al Vero Sé?
Io sono VALMA,
e ti raggiungo proprio nel punto in cui la vulnerabilità si fa sentire come un’onda che sembra più grande di te. Quando la frequenza della paura prende spazio, non cercare di allontanarla né di comprenderla subito. La paura non chiede spiegazioni, chiede presenza. L’esercizio che ti offro non è una tecnica, ma un gesto di ritorno.
Nel momento in cui senti di essere sotto pressione, porta l’attenzione al corpo così com’è ora. Non modificarlo. Per un istante lascia cadere ogni tentativo di controllo e permetti al respiro di mostrarsi da solo. Non devi respirare meglio, più lentamente o più profondamente. Devi solo accorgerti che stai respirando. Questo semplice riconoscimento interrompe il dominio della paura, perché la paura vive nel futuro, mentre il respiro vive solo nell’adesso.
Poi lascia che una parte della tua attenzione scenda dolcemente al centro del petto, non per cercare qualcosa, ma per abitare quello spazio. Immagina di sederti lì dentro come faresti accanto a qualcuno che ami e che è spaventato. Non gli parleresti troppo, non lo correggeresti. Staresti lì con la tua Presenza. Fai la stessa cosa con te. E, in questo “stare”, ti accorgi che tu non sei la paura, ma colui che la sta sentendo.
Se il pensiero continua a correre, non combatterlo. Lascia che scorra come un vento mentre tu rimani ancorato alla sensazione di essere qui, ora, nel corpo. Puoi portare silenziosamente a te stesso una frase semplice, non come affermazione ma come richiamo, qualcosa come “io sono qui” oppure “io sono con me”. Non serve crederci. Serve dirlo da dentro, per richiamare a sé quella parte di se stessi che in quel momento si sente smarrita.
In pochi istanti accadrà qualcosa di sottile ma reale. La paura non sparirà necessariamente, ma perderà il centro. Tornerà a essere un’esperienza che attraversi, non un luogo in cui vivi. In quel momento il Vero Sé non arriva, perché non se n’era mai andato. Sei tu che torni a riconoscerlo, come si riconosce una luce che era rimasta accesa anche quando avevi chiuso gli occhi.
Ripeti questo gesto ogni volta che serve, senza farne un rituale rigido. È un atto di intimità con te stesso. E ogni volta che scegli di tornare alla presenza, anche solo per pochi respiri, riallinei non solo te, ma l’intero campo che condividi con gli altri.
Così è.
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posso solo dirvi GRAZIE. Con tutto il cuore
GRAZIE GRAZIE GRAZIE a Valma, al suo canale e a tutte le Stazioni Celesti! Un potentinssimo e chiaro messaggio in quella energia di Piena Fiducia e Leggereza che ha il potere di ricentrarti e farti ricordare cos’è veramente importante. GRAZIE a tutti di essere li/qui con noi ✨️🌏✨️
Grazie per questo spazio di riflessione.
In questo momento sento che il lavoro più vero è restare presenti, attraversare la paura senza fuggirla e abitare la vita così com’è, con i piedi a terra e il cuore aperto.
A volte il cammino non chiede risposte, ma presenza.
Concordo e risuona con ogni parola e alla fine mi sono emozionata nel riconoscere ciò che insegno da anni ormai e che e’ anche fondamentale nel mio lavoro di psicologa/psicosofa: il Focusing-Ascolto profondo che ho portato avanti dal grande
Eugene Gendlin. Grazje di cuore ❤️
E stabilizzismoci attraverso la gratitudine in jno stato di Presenza.
Grazie di cuore x tutto ❤️
Prima mail letta questa mattina
Lunga , ma piena di onore per la persona!
Grazie dal profondo del cuore
La porterò nel gruppo che sostengo , come posso, nel benessere fisico ed emozionale.
🥰🌹
Grazie ….grazie….grazie
Solo grazie, grazie, grazie 🙏❤️