- Settembre 28, 2026
- Posted by: Edizioni Stazione Celeste
- Categoria: Estratti libri

PREFAZIONE DELL’EDITORE
Caro compagno di viaggio,
in questa prefazione voglio parlarti più di come leggere questo libro che del suo contenuto, perché sarà il modo in cui lo leggerai a fare la differenza.
Non è un libro da divorare. Non è un libro da scorrere veloce cercando il concetto chiave, la frase da sottolineare, il riassunto da portare via. È un libro che richiede lentezza, non come sacrificio, ma come condizione necessaria per ricevere quello che ha da darti.
Se lo leggi tutto d’un fiato, passerà sopra di te senza lasciarti nulla. Se invece ti fermi, se rispetti i punti e le pause, se lasci che ogni frase si depositi prima di passare alla successiva… allora qualcosa accadrà. Qualcosa che non sapresti spiegare, ma che percepirai interiormente.
E poi c’è un altro modo di leggerlo, che ho scoperto dopo averlo terminato. Puoi tenerlo sul comodino e, di tanto in tanto, aprirlo a caso, lasciando che sia una frase, un passaggio, un messaggio a venire incontro a te…
Ho conosciuto Luigi Tocchetti alla presentazione del primo volume de Il Grande Gioco dell’Energia. Qualche giorno dopo, mi scrisse dicendomi che aveva già scritto diversi libri, ma ce n’era uno che gli stava particolarmente a cuore. Desiderava che lo leggessi e gli dicessi cosa ne pensavo.
Mi arrivò il file di un manoscritto di oltre 500.000 battute.
L’ho aperto pensando di dargli una scorsa veloce. E invece mi sono ritrovato fermo, con quelle pagine davanti agli occhi, perché c’era qualcosa lì dentro che non riuscivo a lasciare. In mezzo alle riflessioni personali di Luigi, tra i suoi dubbi, le sue domande, i suoi silenzi, c’era una voce. Una voce che si era presentata con il nome di “Dio”.
Ecco, adesso devo dirtela tutta… Quella parola – “Dio” – lo so, potrebbe farti un certo effetto. Potrebbe farti storcere il naso, potrebbe farti scattare qualcosa dentro: un muro, una resistenza, un smorfia scettica Lo capisco. È una parola che porta addosso secoli di storia, di dogmi, di guerre, di aspettative… Solo a nominarla ci rinchiude in una struttura rigida e ingombrante.
Ma il “Dio” che parla in queste pagine ha qualcosa di diverso anche rispetto alle immagini più familiari che la spiritualità contemporanea ci ha consegnato.
Non è il Dio solenne delle cattedrali, non è quello severo dei testi sacri, non è nemmeno quello consolatorio di tanta letteratura spirituale. È un Dio che scende nel quotidiano, nel banale, nel reale, e da lì ti parla. Con ironia. Con leggerezza. A volte con una franchezza che sorprende, che spiazza, che fa anche ridere. E poi, in mezzo a tutto questo, ti tocca nel profondo anche se magari non te ne accorgi subito.
È per questo che l’ho definito un Dio 2.0, non perché sia un Dio diverso in sostanza, né un aggiornamento di quello di sempre, ma perché si presenta come una nuova release, una forma di manifestazione più in sintonia con questo millennio, più libera, più diretta, senza orpelli… Un Dio umano che si anima, cambia tono, si contraddice e lo riconosce sorridendo. Padre e amico, serio e scanzonato, onnipotente e intimamente vicino, come chi ti conosce da sempre e ti si siede accanto senza cerimonie…
Per certi versi, soprattutto all’inizio, mi ha ricordato Conversazioni con Dio di Neale Donald Walsch, un libro straordinario, scritto negli anni novanta, che ha aperto una breccia nella mia coscienza e forse anche nella tua…
Da allora il mondo è cambiato profondamente, e con esso anche l’umanità, ma soprattutto sono cambiati quelli che, come noi, sono in un cammino di ricerca interiore.
I libri come quelli di Walsch hanno contribuito a trasformare l’immagine di Dio che portavamo dentro di noi. Hanno fatto scendere Dio dall’altare su cui lo avevamo collocato per secoli e ce lo hanno mostrato sotto una luce diversa: non più come un essere distante da venerare o a cui sottomettersi, né come un modello irraggiungibile da imitare, ma come una presenza viva con cui dialogare, confrontarsi e camminare insieme.
In questo senso il “Dio” che emerge dalle pagine di Luigi sembra compiere un passo ulteriore lungo quella stessa direzione. Mantiene la profondità del messaggio, ma si esprime in una forma ancora più informale e contemporanea e lo fa anche attraverso un’ironia a tratti irriverente e spiazzante. Come se quella relazione, iniziata decenni fa, fosse diventata ancora più intima, spontanea e familiare.
E non parla solo all’uomo del nostro tempo: è un libro che avrà ancora molto da dire anche alle future generazioni, perché parla all’uomo del terzo millennio senza legarsi all’attuale momento storico, ma rivolgendosi alla sua parte più profonda, quella che travalica il tempo e le mode. E forse la sua forza è proprio in quel tratto di autenticità difficile da spiegare, ma che riconosci subito: quella sensazione che ti fa sentire come se non fossi tu a leggere di Dio, ma fosse Lui a leggere te.
Ora, pensare che una persona abbia una relazione diretta con Dio può fare un certo effetto, lo so, ma non è nulla di così raro. Se guardiamo alla storia, ci accorgiamo che questa esperienza ha accompagnato l’umanità nei millenni: Mosè, Ildegarda di Bingen, Teresa d’Avila, Caterina da Siena, Giovanna d’Arco, Emanuel Swedenborg e tanti altri… Mistici, santi e profeti di ogni tradizione ne sono stati testimoni vivi.
Anche lo stesso Maometto, quando gli apparve l’Arcangelo Gabriele per dettargli il Corano, si muoveva dentro un orizzonte religioso già aperto al confronto con le correnti cristiane di matrice nestoriana, che non riconoscevano la natura divina di Gesù ma lo veneravano come profeta e attribuivano all’Arcangelo Gabriele un ruolo centrale come messaggero dell’annunciazione alla Madonna. Per cui la figura dell’Arcangelo Gabriele, in quanto ponte tra Dio e l’umano, era già radicata nella visione che Maometto aveva del sacro. E così, quando quella frequenza lo attraversò, la sua mente la rivestì con il simbolo che già conosceva e che gli avrebbe permesso di tradurre quell’esperienza in un nome.
È ormai scientificamente assodato che la mente, per percepire qualcosa che va oltre il cognitivo, ha bisogno di simboli che sceglie tra quelli che già possiede. Una bambina cresciuta in una famiglia di tradizione confuciana non potrebbe mai vedere apparire la figura della Madonna: non appartiene al suo mondo interiore, non è un simbolo che la sua mente ha imparato a riconoscere. Così come un induista potrebbe incontrare Vishnu o Shiva, dove un cristiano vedrebbe il Cristo. La frequenza divina è sempre la stessa, cambia solo lo strumento che la legge, e quello strumento è inevitabilmente modellato dalla cultura, dalla storia e dal retaggio in cui è cresciuto.
Ecco perché a Luigi questa frequenza si è presentata come il Dio della sua tradizione. Non perché sia il nome giusto o l’unico possibile, ma perché è il simbolo che la sua storia gli aveva messo a disposizione. E infatti non è un caso che Luigi avesse già letto in passato Conversazioni con Dio di Walsch, quel libro aveva depositato nella sua mente un modello, una forma riconoscibile attraverso cui quella frequenza poteva manifestarsi e farsi comprendere.
Che tu poi voglia chiamarla “Dio”, “Allah”, “Brahman”, “Grande Presenza Io Sono”, “il Tutto”, “Sorgente Universale”, “Fonte Infinita”… poco importa: il nome cambia, ma la sostanza resta la stessa, quella di cui tutto e tutti siamo fatti.
L’immagine che più amo per esprimere questo concetto è l’ologramma: se lo spezzi in mille frammenti, ogni frammento conterrà ancora l’intera figura. Così è la nostra natura divina: non separata da noi, non lontana, non irraggiungibile. È dentro di noi. È noi, anche se non ne siamo del tutto consapevoli: “Non hai mai lasciato Casa. Ne hai solo una percezione distorta…”
Mentre stavo scrivendo questa prefazione c’è stata una sincronicità: una mia amica per errore mi ha mandato su whatsapp, credendo di inviarlo ad un’altra persona, la copertina di un libro: Lui & Io, un testo in cui Gabrielle Bossis, una mistica del 900, racconta il suo dialogo con una voce interiore identificata con la figura di Dio. Ho scaricato subito l’anteprima digitale, e nelle prime pagine, ho trovato scritte queste parole, datate 24 agosto 1937:
“Talvolta tu dubiti che sia Io a parlarti, tanto questa cosa ti sembra semplice, come se provenisse da te. Ma tu e Io non siamo Uno? Dubiti che sia Io? Fa’ come se fosse vero. Ma anche se queste parole provenissero dal tuo umano naturale, non sono Io che l’ho creato?”
Mi sono fermato. Ho riletto. E ho sorriso, perché mi sembrava davvero di leggere tra le pagine del libro che ora anche tu stai leggendo. Quel dubbio – “chi sta parlando davvero?” – ha tormentato la mente di Luigi e affiora tra le righe di ciò che ha trascritto. È una domanda che la voce stessa solleva, gioca, ribalta. E alla fine ti fa capire che forse non è nemmeno la domanda giusta.
Nel corso della mia vita ho incontrato questa esperienza in due modi: attraverso i libri – ce ne sono moltissimi, tradotti in tutto il mondo, scritti da persone che hanno vissuto un contatto diretto con il divino – e attraverso uomini e donne, soprattutto donne, che ho conosciuto personalmente, che mi hanno raccontato esperienze analoghe, a volte senza averle mai condivise con nessuno prima. Per questo ritengo, con cognizione di causa, di poter dire che nella nostra epoca siano moltissime – centinaia di migliaia, se non milioni – le persone che hanno vissuto qualcosa di simile nella loro interiorità. In realtà questa esperienza è molto meno insolita di quanto pensiamo.
Ma al di là della forma, ciò che non smetterò mai di ripetere è che quello che davvero conta è la sostanza del messaggio, a prescindere dal nome con cui si manifesta. E il parametro che uso per valutarla sono alcune semplici domande:
Questo messaggio ha attenuato le mie paure?
Mi ha fatto sentire il cuore più leggero?
Mi ha aiutato ad accettare con spirito stoico ciò che non posso cambiare, e mi ha dato energia per assumermi la responsabilità di ciò che invece posso controllare?
Mi ha mantenuto nel momento presente, anziché farmi rimbalzare tra i rimpianti di ieri e le ansie di domani?
Se la risposta ad ognuna di esse è un chiaro “sì”, allora si tratta di un messaggio ad alta vibrazione. E se ho scelto di pubblicare questo libro è perché non ho dubbi che lo sia.
Il mio lavoro su questo manoscritto è stato come quello di un minatore. Sono andato in profondità, con pazienza. Dalle 500.000 battute iniziali ne ho estratte circa 80.000: quelle in cui Luigi non tanto parlava a Dio, quanto lo ascoltava. Perché a un certo punto è diventato chiaro: era più Lui a comunicare che Luigi a chiedere. Come se Luigi avesse aperto una porta e quella Presenza avesse cominciato a sussurrargli parole, fino a diventare un fiume in piena.
Ma il mio lavoro non si è fermato alla selezione: dopo aver estratto il diamante dalla miniera, ho dovuto cesellarlo. Quelle parole erano nate per un diario personale. Ho quindi cercato di ritradurle in una forma capace di parlare a tutti, lasciandomi guidare anch’io da un forte senso di ispirazione. Per tutto il periodo in cui ho lavorato al libro mi sono sentito investito da un flusso che mi ha portato a dedicarmici completamente: la mattina era il mio primo pensiero e spesso ci lavoravo fino a tarda sera, senza riuscire a dedicarmi ad altro finché non l’ho terminato.
È stato un lavoro che ho fatto a quattro mani con Luigi: a volte le modifiche partivano da me, a volte da lui, ma ogni cambiamento doveva risuonare in entrambi.
In quel periodo ho sentito anch’io di essere guidato, non solo attraverso una profonda sensazione interiore, ma anche attraverso una serie di sincronicità, come quella raccontata, che si sono manifestate proprio mentre lavoravo al libro.
Ne è nato questo libretto speciale. Puoi leggerlo dall’inizio alla fine, oppure aprirlo a caso in quei momenti in cui senti il bisogno di una risposta, di una direzione, di essere sostenuto da qualcosa o qualcuno che ti riporti nel tuo centro di gravità.
Contiene tredici capitoli, più un prologo e un epilogo. E dentro ogni capitolo troverai dei paragrafi separati dal simbolino della clessidra.
Fermati, quando lo incontrerai. Non è una decorazione, è un invito a prenderti del tempo. Una pausa vera, che fa parte della lettura quanto le parole stesse.
Leggi lentamente. Frase per frase, rispettando la punteggiatura. Noterai che dopo ogni punto c’è spesso un’interruzione di riga, è voluta, perché dà ritmo e spazio: la frequenza di questo libro non sta tanto nelle parole, quanto in quel vuoto che separa ogni lettera.
Non si coglie con la mente, si sente. E per sentirla bisogna essere aperti, svuotati, liberi dai pregiudizi, liberi dalla necessità di capire tutto subito. E più lo sarai, più ti sentirai attraversato da questa frequenza…
Voglio chiudere questa prefazione con una nota personale.
Questo libro ha rafforzato la mia connessione con quella parte di me a cui, per scelta, non voglio dare un nome. Quella da cui attingo quando ho bisogno di forza, di coraggio, di compassione, di resistenza… Da quando ho intrapreso questo percorso che mi ha portato a pubblicare “Io sono Qua”, quella presenza è diventata sempre più avvolgente. La sento. È Qua. Anche adesso, in ogni momento mi basta mettermi in suo ascolto per percepirla…
Perché, come recita il titolo, più che parlarle, è ascoltarla ciò che trasforma. Un Ascolto – con la “A” maiuscola – che non ha bisogno di parole. Che può essere fatto di silenzio, un silenzio pieno di Amore, Accettazione e Presenza…
E se alla fine questo piccolo libro ti metterà in contatto anche solo in minima parte con quella Presenza che io sto sentendo in questo momento, avrà già raggiunto il suo scopo.
Buon Viaggio.
Pietro Abbondanza
INTRODUZIONE
La vita ci dà la possibilità di tirar fuori il meglio di noi stessi: i nostri talenti, ciò per cui siamo nati.
A volte lo fa mettendoci davanti al contrasto. Ci mostra ciò che non ci appartiene più affinché possiamo riconoscere ciò che, invece, ci chiama. Come a dire: “Adesso che sai cosa non fa per te, puoi finalmente prendere il volo verso un’altra sponda”.
Nel mio caso il “non fa per me” era rappresentato da un modus vivendi che avevo dato per scontato, semplicemente perché “così fan tutti”.
Lavoro, vita di coppia, appartenenza religiosa… Uno dopo l’altro ho messo in discussione tutti quei tasselli che, per anni, erano rimasti ben saldi al loro posto.
Poi, lentamente, qualcosa dentro ha iniziato a bussare…
Una presenza discreta, ma insistente… una flebile voce che sussurrava: “Ehi, mi senti? Sono qua. Sono dentro di te. Mi ascolti? Abbiamo qualcosa da fare insieme…”
Quella voce si stava rivolgendo a una persona che, fino a quel momento, aveva vissuto seguendo quasi per inerzia il copione della propria vita.
Un giorno, nel pieno della mia routine quotidiana – all’epoca facevo il giardiniere – quella voce divenne improvvisamente più chiara, più forte, impossibile da ignorare.
Fu l’inizio di una trasformazione che avrebbe richiesto anni per compiersi e che, in realtà, è ancora in corso. Un viaggio che continua tuttora, mentre la vita continua a sorprendermi…
All’inizio era soltanto un diario. Un modo per lasciare uscire ciò che chiedeva di essere espresso.
Poi, giorno dopo giorno, quelle parole iniziarono a occupare sempre più spazio.
Accadde qualcosa di strano: mi accorsi che non ero io a costruire quei pensieri. Arrivavano già formulati, come se qualcuno me li stesse dettando.
Mi sentivo attraversato da un flusso di pensieri e intuizioni che sembravano provenire da una sorgente più ampia.
E col tempo, da protagonista sono diventato un tramite. Un canale di comunicazione per qualcuno – o qualcosa – che desiderava trasmettere un messaggio.
All’inizio credevo che quel messaggio fosse destinato esclusivamente a me. Ma poi compresi che quelle parole parlavano anche ad altri. Che ciò che stavo ricevendo poteva essere condiviso con chi avrebbe potuto trarne beneficio.
E così questo misterioso interlocutore, che si è presentato con il nome di “Dio”, ha utilizzato la ricetrasmittente che io sono per arrivare fino a Te, che, per chissà quale sincronicità, ti trovi ora Qua a leggere queste parole…
Da quando sono entrato in contatto con questa parte più profonda e saggia di Me, la vita ha assunto un significato diverso. Non perché siano scomparsi i problemi o le difficoltà. Ma perché è emerso un senso che prima non vedevo.
Quel senso consiste nell’essere sempre pienamente se stessi, esprimendo il proprio colore, in perenne ascolto di quella Voce che, in modi diversi, parla a ciascuno di noi.
E Tu, che stai leggendo… la stai ascoltando quella Voce?
Con questa domanda, che lascio aperta, ti saluto e ti auguro di trarre il meglio da questo viaggio.
Buona vita.
Luigi
PROLOGO
“Non devi dimostrare niente a nessuno…”
In fondo, tutto ciò che ho vissuto un’ora fa, seduto sul divano, può essere racchiuso in questa frase. Non saprei dire con precisione che cosa sia accaduto. Come sempre, la mente vuole capire, dare un significato, apporre un’etichetta sopra a un’esperienza. Eppure le parole non avranno mai la capacità di trasmettere fino in fondo un vissuto. Possono soltanto avvicinarsi, sfiorarlo, renderne un’eco. Ma un’esperienza resta un’esperienza.
Questa mattina mi sono svegliato alle nove. Ho messo a scaldare un pentolino e ho bevuto acqua calda e limone, per purificare il corpo. Poi ho scelto di sedermi in silenzio sul divano, chiudere gli occhi e concentrarmi sul respiro.
Negli ultimi giorni mi sono accorto che sto facendo pulizia nella mia vita come si fa sbucciando una cipolla: a strati.
Ho messo a posto il giardino, ho riordinato la casa, ho liberato il comodino. E ora tocca al mio corpo e alla mia anima.
Con la schiena eretta e un lieve sorriso sulle labbra, ho proseguito per alcuni minuti nell’esercizio, mentre mi rendevo conto di quanti pensieri frenetici vagassero qua e là, spuntando come funghi. Una raffica di cose da fare che la mente spara di continuo come proiettili nell’aria, perché non sopporta il silenzio e il far niente. Deve riempire lo spazio, a ogni costo. Ha paura, perché sa che dal silenzio può emergere la vera essenza.
E insieme a quei pensieri affiorano anche i mostri che tenta di seppellire giorno dopo giorno. Così l’ho lasciata fare, senza giudicare, riportando ogni volta l’attenzione sull’aria che entrava e usciva dalle narici, e sulla sensazione sottile del lembo di pelle tra la bocca e il naso.
Lentamente, la calma ha cominciato a farsi strada e, mentre sentivo le campane rintoccare dieci colpi, ho capito che era già passata mezz’ora. Ancora una volta, mi sono accorto di quanto la percezione del tempo sia relativa.
Mi sentivo calmo, in pace con tutto, quando ho cominciato a vedere, tra le palpebre chiuse, qualcosa che si muoveva. Luci, ombre, frattali, immagini casuali e prive di senso. E dentro di me una vocina chiedeva cosa fossero. L’ho lasciata parlare, continuando a riportare l’attenzione sul respiro.
Ero immerso nel flusso. Le preoccupazioni più forti di questi giorni erano ormai lontane, quasi irreali, a dimostrazione che da un momento all’altro tutto può cambiare.
Oggi ti può sembrare che il mondo ti crolli addosso, che la vita ti abbia voltato le spalle, che non sai più chi sei e per quale motivo stai vivendo. Domani può bastare un poco di quiete interiore per ritrovarti e ritrovare la tua strada.
Le immagini scorrevano alla rinfusa. Io le lasciavo vivere senza troppi perché, quando a un certo punto mi sono trovato a dialogare con una voce che non so da dove arrivasse. Non vedevo persone, né esseri strani. Udivo soltanto una voce che mi rassicurava, e mi diceva: “Sta andando tutto bene. Non devi dimostrare niente a nessuno…”
Ora fatico a ricostruire con esattezza la cronologia delle informazioni che ho ricevuto. Ricordo che, ogni volta che sorgeva una domanda, la voce rispondeva, come se leggesse nella mia mente. E allora mi ha detto che non ha importanza se racconto o meno ciò che è successo, che posso farlo oppure no, e va bene lo stesso. Che posso lavorare o non lavorare, cambiare o restare uguale, risolvere i problemi o lasciarli lì. Ha aggiunto che non devo dimostrare di valere, che va bene tutto, che qualsiasi cosa accada è perfetta così, che non esiste giudizio se non nella mente di noi umani.
Quando mi sono accorto che la voce rispondeva alle mie domande mentali, le ho chiesto chi fosse. Mi ha detto che, comunemente, viene riconosciuta come “Dio”, ma che è parte di me, perché in verità tra me e lei non c’è nessuna separazione.
Quella voce mi ha detto di essere me e te, che stai leggendo, e tutte le persone che conosciamo e quelle che non conosceremo mai, gli animali, le piante, i minerali, ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà…
Mi ha fatto capire che devo smetterla di emettere giudizi su tutto, di voler a ogni costo interpretare, spiegare, dare un significato. Me l’ha detto proprio quando è comparso un fastidioso senso di pressione tra le tempie. Mi ha svelato che quel dolore appare quando la mente vuole capire a tutti i costi e non ci riesce. Che, a un livello profondo, sappiamo già tutto.
Ho chiesto alla voce se il libro Conversazioni con Dio sia stato scritto dopo un’esperienza simile. Mi ha risposto che può essere, ma che non ha importanza, che ancora una volta non c’è bisogno di capire. Le cose accadono, vanno vissute, non spiegate.
Ora sto scrivendo per imprimere su carta quel ricordo e tenerlo vivo. Siamo così bravi a dimenticare tutto. Ignoriamo le cose fantastiche che sappiamo fare. Cancelliamo le esperienze positive che abbiamo vissuto, i complimenti, l’amore, le attenzioni, i favori e i perdoni ricevuti.
In quell’ora, fermo e immobile, ho capito che non c’è nulla al mondo per cui valga davvero la pena preoccuparsi.
Che dall’altra parte della linea invisibile che separa la materia dalla non-materia non esiste la parola “preoccupazione”.
Che se ti preoccupi puoi solo peggiorare la situazione.
Che se vuoi essere felice devi esserlo e basta, senza aggiungere una condizione alla felicità.
Che se hai paura, se vivi con ansia il tuo futuro, quella paura e quell’ansia continueranno a esistere, perché sei tu stesso a nutrirle…
Siamo noi che diamo da mangiare alle nostre emozioni e loro ingrassano grazie alle situazioni che continuiamo a creare per nutrirle.
Se vuoi gioia, sii gioia.
Non cercarla negli oggetti. Scava dentro di te e lascia sgorgare i detriti che intasano le tue vie neuronali, le vene, le arterie e gli organi interni. Ripulisci il tuo corpo e svuota la tua mente.
Fai solo ciò che ti fa stare bene, ma senza attaccarti alle cose credendo che siano quelle a renderti felice.
Te sei in Dio, e Dio è in Te…
Tutto il resto è un contorno, una scenografia che serve a questo mondo materiale per esistere. Un videogioco, né più né meno.
Questa è la vita…
Ma poi ce lo scordiamo, e allora prendiamo tutto sul serio, come se fosse questione di vita o di morte. Come se senza i nostri passatempi non potessimo esistere…
Alla fine, la voce mi ha detto che ci saremmo rivisti, o risentiti – non so quale termine usare – e che ogni volta che sento il bisogno di ritrovare me stesso è sufficiente socchiudere gli occhi, osservare il respiro e mettersi in ascolto:
“Adesso e sempre, Io sono Qua.”
1. NON AVERE PAURA
“Ho la sensazione che ciò che sta accadendo oggi sia più grande di me. È come se una forza impetuosa stesse attraversando la mia mente e il mio corpo, guidando la mano sul taccuino. Credo di non essere io – Luigi Tocchetti – in questo momento, a scrivere… E l’obiezione, ora, sta già anticipando la prossima frase, perché sto per scrivere che è Dio l’autore…”
…attraverso questo canale situato in un ritaglio di spazio-tempo… sento risuonare la parola “blasfemo”, ma in fondo che differenza intercorre tra questo testo e il Vangelo? Sono entrambi un ammasso di carta con dell’inchiostro sopra. E chi decide quale dei due sia il Sacro o il profano?
Non credere che Dio comunichi soltanto in un certo modo, con certe persone e in certi tempi. Lo fa da sempre, ieri, ora e domani, in ogni luogo.
Lo fa attraverso le parole parlate, la scrittura, le azioni e le opere. Lo fa tramite le esperienze che ognuno vive. Dio comunica senza sosta da quando è esistito a quando esisterà. Non c’è un modo più elevato e uno meno.
Con un bambino si utilizza un certo tipo di linguaggio; con un dottore, un avvocato o un filosofo si utilizzano parole e toni differenti.
Quindi prova a prendere in considerazione il fatto che ora Dio stia parlando proprio a Te, che stai leggendo questo libro scritto attraverso la mano di Luigi, mentre Luigi si sta sentendo travolto da tutto ciò ed è lui per primo ad esserne spaventato.
Ho preso in mano la situazione perché lui oppone resistenza e ancora non capisce cosa stia accadendo. Forse lo capirà quando tornerà a casa e rileggerà queste parole.
Mi sto manifestando attraverso di lui per arrivare a Te, ovunque tu sia nello spazio e nel tempo…
Luigi ha un panino sul tavolo. Ne ha mangiati appena due morsi e non riesce a finirlo perché ho preso il comando provvisorio del suo corpo.
No, non spaventarti, non è indemoniato, non occorrono esorcismi, il suo corpo è un mezzo che sto utilizzando per comunicare con Te in questo momento.
Il corpo è fatto di materia, ed è essa stessa a separare Te da Me, ma è solo una divisione virtuale, illusoria.
In realtà non esiste. Capisci?
Luigi ora vorrebbe continuare a mangiare, vorrebbe far altro perché ha paura, ma continuo imperterrito ad esprimermi attraverso di lui e più lo faccio più non si capacita.
Non temere per lui, quando riattraverserà il velo invisibile che separa la materia dalla non materia, ricorderà tutto ed ogni domanda avrà una risposta ben precisa.
E ora lo dico anche a Te: “Non avere paura.”
Sì, lo so, è una frase che hai già sentito dire spesso in tanti libri che hai letto, ma ora voglio ripetertela qua:
NON AVERE PAURA
E sarebbe bene aggiungere anche:
ABBI FIDUCIA
Oppure fede, se preferisci, anche se la parola “fede” richiama al Cristianesimo e forse a Te non piace.
Ora lascio che Luigi finisca il suo panino e poi tornerò a comunicare con Te.
2. NULLA È REALMENTE IMPORTANTE
Sì, stai comunicando con Me…
Il passaggio di informazioni è diretto e immediato.
Siamo collegati.
Lo siamo sempre stati e sempre lo saremo.
A volte te ne accorgi, altre no.
È naturale: non ci sono impedimenti a ostacolare il flusso.
Vedi che è tutto perfetto?
Ama questa situazione.
Tu l’hai creata, scegliendo di leggere questo libro.
Amati, ringraziati, lodati: te lo meriti.
Non tutti capiscono queste parole, ma non ha importanza.
Tu le comprendi, le senti tue e le custodisci gelosamente nel cuore.
Più andrai avanti nel tuo cammino, più sarai in grado di condividere col mondo questa consapevolezza.
Abbi fiducia: col passare del tempo, tutto si chiarirà e non avrai più dubbi su chi sei e perché sei qua.
Riconosci che stai facendo un ottimo lavoro.
Impara a gratificarti, ad apprezzare ciò che sai fare di buono.
Lodati: anche questo ti serve per sapere chi sei.
È arrivato il momento di gioire di Te per ciò che sei.
Lasciati vedere, sei una bella persona. Te lo dicono in tanti, ma ti ostini ancora a non riconoscerlo.
Ti impunti a pensare a ciò che non va in te, ma guarda anche il tuo splendore.
Gli altri lo vedono, fallo anche Tu!
Passo e chiudo per ora.
⌛
Il vero Maestro non si vede, è senza nome…
È quella voce silenziosa che emerge quando tutto tace.
Fai tacere la mente e la Verità ti si aprirà davanti agli occhi e dentro al cuore…
Ci possono volere mille vite ancora o pochi attimi.
Tutto dipende dalle Tue scelte: da ciò che mangi, da ciò che bevi, da ciò che respiri, da ciò che pensi, da ciò che dici, da ciò che fai…
I Maestri illuminati hanno cercato e amato la solitudine e il silenzio. In quelle condizioni la Verità è potuta emergere e un nuovo mondo si è aperto a loro, come si sta aprendo ora a Luigi perché si è concesso di essere libero, di stare lì in silenzio in mezzo alla natura.
“Ma cos’è la Verità?…”
Luigi, perché per Te è così importante saperlo?”
In realtà non c’è nulla che sia davvero importante.
Non c’è nulla per cui valga davvero la pena preoccuparsi, strapparsi i capelli, urlare, arrabbiarsi o rattristarsi.
Nulla.
E nemmeno nulla per cui gioire, nel senso in cui voi lo intendete.
Lo stato naturale di Dio è la beatitudine perenne, che supera di gran lunga ogni tipo di azione o emozione umana.
Nella beatitudine si compie la missione di ogni essere umano.
È la goccia che si rituffa nell’oceano.
È l’unità che si ricompone.
Quando si ricorda questo si smette di rincorrere ideali, obiettivi e mete.
Occorre solo fermarsi e svuotarsi.
Ed è lì che tutto accade.
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Continua…

